Instead of asking why, i asked …why not? A bit out of curiosity, a bit out of duty, still in a crossroad between two different worlds, west and middle east, I find myself standing still waiting at a traffic light   observing faces and costumes of this remote universe only few hours of flight away: Pakistan. It’s strange to think how media and tv might create an image in your mind passing over elements that in the social era would go unnoticed and marked as meaningless. But with only staying still at a traffic light, looking around and perceiving a different dimension, getting carried away from the time and space of this universe that is part of our same world.  Islamabad, I have been thrown in there on a few days trip just enough to widen the horizons of the mind and find joy in simple moments of this reality far from ours.  The roads grant a natural show of daily life that captures my attention at every step. My mind goes blank, charmed by dozens of bicycles Suzuki raider model coming along, they really belong to  a past that is still current. Youngsters driving bicycles don’t wear a helmet and are careless of the numerous police check points scattered around the city. I don’t have my reflex on me and can’t capture these moments of life, as authentic as the simple act of changing a defective valve of a motorcycle on the side of the street, the valve of a glorious engine that doesn’t intend to start again to go back to its journey. 

My mind goes blank, charmed by dozens of bicycles Suzuki raider model coming along, they really belong to  a past that is still current.

It’s all a big untangled web of souls, I observe them, they observe me.. yes because it’s me the stranger, the different one, while on a bus  people are coming back from work, their smiles and talks are the frame to the commute home, they make me reflect even more on western society, spoiled and delusional, continuously stressed on the run for power, where the desire to laugh and enjoy simple pleasures of life has fallen to the bottom of the priority list.  
Simple elements, thousands of stares, that enable to enlarge our mind and the ability to pose questions  that have been sometimes looked over and taken for granted. 
Young wives cross path while all around is a beehive made of flags white and green, with the noticeable half moon and the star. They are there in remembrance of the independence in 1947, the country achieved independency from the indian subcontinent with which the country is at a war in the Kashmir area. Indians are forbidden to enter the borders here. Few days and a quick visit and the chance to observe 360 degrees charmed, while lines of  folkloristic and overly colorful  tracks comes along carrying food and perishable goods heading north… 


Più che chiedermi perché, mi sono chiesto.. perché no? Un po per curiosità, un po per contratto, ancora nel pieno del passaggio tra due mondi, Occidente e Medio Oriente, mi ritrovo fermo ad un semaforo ad osservare i volti e i costumi di questo universo lontano solo poche ore di volo: Il Pakistan. È strano pensare come Media e TV possano creare un concetto nella tua testa tralasciando alcuni elementi che nell’era Social passerebbero inosservati e quindi giudicati privi di significato. Ma basta fermarsi al rosso del semaforo, guardarsi intorno e percepire una dimensione differente, perdersi nel tempo e nello spazio di questo universo facente parte dello stesso mondo. 
Islamabad dunque, catapultato solo per pochi giorni sufficienti ad ampliare l’orizzonte mentale e a gioire di semplici momenti di questa realtà a noi lontana; La strada regala uno spettacolo naturale, scene di vita di ordinaria quotidianità che catturano la mia attenzione ad ogni passo. La mia mente si ritrova in pieno blackout, affascinato dallo scorrere delle decine di motociclette modello Suzuki Raider appartenenti ad un passato ancora attuale, alla cui guida ritrovi giovani senza casco noncuranti dei numerosi check point della polizia sparsi per tutta la città.  Mi ritrovo senza la mia Reflex e non riesco a catturare questi momenti di vita, autentici, come il semplice cambio della candela sul ciglio della strada, in un motore glorioso che non ne vuole sapere di partire per rimettersi in viaggio.  

La mia mente si ritrova in pieno blackout, affascinato dallo scorrere delle decine di motociclette modello Suzuki Raider appartenenti ad un passato ancora attuale

È tutto un groviglio di anime, le osservo, mi osservano… si perché sono io lo straniero, il diverso,  mentre minibus trasportano persone di ritorno dal lavoro, con sorrisi e chiacchiere che fanno da cornice sulla strada verso casa, e che fanno ancor piu riflettere sulla società occidentale, viziata e delusa, in continuo stress per la corsa al potere, dove la voglia di sorridere e di godere delle cose semplici  della vita è finita in basso alla scala delle priorità.  Semplici elementi, mille sguardi, in grado di aprire una voragine mentale e la capacità di porsi delle domande a volte tralasciate e date per scontate. 
Giovani spose incrociano il mio cammino mentre tutto intorno è uno sventolare di bandiere biancoverdi, con la mezzaluna e la stella  in bella vista, pronte a ricordare l’indipendenza del paese nel 1947, staccatasi dal subcontinente indiano con il quale sono ancora in piena lotta nella zona del kashmir, e ai quali indiani è proibito l’ingresso nel paese. 
Pochi giorni, un passaggio veloce e un osservare affascinato a 360 gradi, mentre carovane di camion folkloristici e coloratissimi, trasportano cibo e alimenti muovendosi verso le terre del nord…