I couldn’t foresee a better start: an austere terrace, voices and accents blending together in the spring breeze, eastern lights reflected in the calm waters of the Bosporus and the full moon unbelievably close, lightening all corners of the ancient city of Constantinople. Such an ambience easily triggers your creativity and inspires you. After four days I left Berlin behind and could not desire a better start to the next adventure than Istanbul. Paramount destination and crossroad of different ethnic groups, a mix of only apparently reciprocally far cultures, a place to which you are drawn by the enjoyment of diversity, a place that stimulates your curious soul and where you can let loose while roaming its nameless alleys. Being the map just an optional accessory, after few hours I decide to abandon it and randomly wander among the bazars, mosques, and restaurants bursting with thousands of fragrances. The solitary journey is something different from simple leisure; it allows you to challenge yourself and open up completely, acknowledging your real abilities too often obscured by routine. It’s from these moments that the idea for this blog emerges, it’s when your mind is free to wander with no limitation or pre-established schemes, reaching the farthest horizons, granting creativity and evasion.

The solitary journey is something different from simple leisure; it allows you to challenge yourself and open up completely, acknowledging your real abilities obscured by routine.

By all means, it doesn’t take much to evade routine and completely embrace a free state of mind where the only duty is to enjoy each step of the way, savoring the simple act of exploring with no time or space restriction. To do all the above Istanbul seems to be the ideal city; You are instantly absorbed, since the first glimpse of dawn when fog is still sleepy on the water of the Marmara sea and the voice of the Muezzin resonates in the air.  A surreal ambiance you need to experience, appreciate and embrace. Music, colors and aromas are the essence of this city, which is full of history and the first threshold into the east; an invisible threshold that is constantly crossed yet seems to be blurry to symbolize the ideal intersection of two cultures, European and Asian, which in many other instances seem to be unable to coexist.Traditions and rituals occur repeatedly and spotlessly: prayer time are repeated in regular intervals in over 3000 mosques scattered throughout the city, whilst in any corner of the city center it’s easy to come across tiny merchandise carts selling corn or a cup of traditional Turkish tea for just one lira. Locals appeared to be kind and friendly and coffee shops are already crowded as soon as sunset approaches; I enjoy an orange tinted sunset in front of a pint of Izmir beer and a gust of hookah, while the remote and indistinct sound of a violin is played by the one who, having lost hope, can only find peace of mind in that comforting melody.  Fishermen crowd Galata bridge, ready to sell fish to the adjacent market, where fish is fast consumption food sold for a few bucks and with a constantly lit on barbeque. Turkish people don’t perceive time as being multidimensional. Time is a constant, flowing slowly, finding its expression in the nostalgic tram leaving Taksim square, stretching out for a few kilometers; the tram’s function is not that of facilitating mobility as to stand for what it really represents; the tram seems to belong to a past that can still be perceived when observing the walls of the old Constantinople, the old blue mosque of Hagia Sophia, along with every single centimeter of the entire city. The city where history took place and changes in racial groups and emperors occurred in time.  Turkish population knows it, they are aware and spend their time naturally, simply, knowing that in front of the millenary history of this eternal city our life is nothing more than a fleeting blink of an eye.   

 

 


Non potevo prevedere inizio migliore: un terrazzino spartano, accenti e voci che si mischiano nella leggera brezza primaverile, le luci dell'est che si riflettono sulle acque calme del Bosforo e la luna piena incredibilmente vicina, che illumina tutti i contorni dell'antica città di Costantinopoli.  E in un atmosfera cosi, basta poco a trovare una vena creativa e a lasciarsi ispirare. Dopo essermi lasciato alle spalle Berlino nei quattro giorni precedenti, non potevo desiderare inizio migliore nella splendida Istanbul. Tappa fondamentale e crocevia di popoli, mix di culture apparantemente lontane, dove proprio il gusto del diverso ti attrae fino ad incuriosirti l'anima ed abbandonarti definitivamente negli infiniti vicoli privi di nome. La mappa è un optional infatti, e solo dopo poche ore decido di abbandonarla e di perdermi a piede libero tra bazar, moschee e ristoranti dai mille profumi. Il viaggio in solitaria è qualcosa di diverso dal semplice viaggio di piacere; ti permette di misurarti e di aprirti completamente, rendendoti consapevole delle proprie reali capacità a volte offuscate dalla quotidianità. L'idea del blog viene fuori proprio da questi momenti, quando la mente è libera di spaziare senza limiti o schemi predefiniti, raggiungendo gli orizzonti piu lontani in grado di fornirti degli input creativi ed evasivi.

Il viaggio in solitaria è qualcosa di diverso dal semplice viaggio di piacere; ti permette di misurarti e di aprirti completamente, rendendoti consapevole delle proprie reali capacità a volte offuscate dalla quotidianità

Conti alla mano, a volte serve veramente poco per sfuggire ai contorni della routine e immergersi completamente in uno stato mentale libero, dove l'unico obbligo è quello di abbandonarsi e godere di ogni passo, del semplice avanzare senza meta e senza tempo. In tutto ciò, Istanbul sembre essere la città ideale; ti avvolge completamente fin da subito, sin dalle prime luce dell'alba quando la nebbia è ancora addormentata sulle acque del Marmara e la voce del Muezzin echeggia nell'aria.Un clima surreale da vivere assolutamente, da apprezzare e rispettare. Musica, colori, profumi, sono la costanza di questa città ricca di storia, l'ultima porta prima dell'Oriente; una porta quasi invisibile, che si attraversa in continuazione e che sembra essere socchiusa, come stare a significare la giusta intersezione tra le due culture, quella europea e quella asiatica, che in molti altri casi appare cosi poco integrata. Tradizioni e riti vanno avanti in maniera impeccabile: le ore per la preghiera si ripetono a intervalli regolari nelle oltre tremila moschee sparse per tutta la città, mentre in qualsiasi angolo del centro è facile incrociare carretti ambulanti pronti a venderti una pannocchia di mais o una tazza del tradizionale thè turco per una sola lira. La gente locale si è dimostrata molto cordiale e amichevole e al calar del sole i cafe lungo il canale sono gia affollatissimi; mi gusto l'arancio del tramonto di fronte ad una pinta di Izmir e una folata di narghilè, mentre si sente in lontananza il suono timido di un violino suonato da chi sembra aver perso ogni speranza terrena e che solo attraverso quel suono armonico e confortante, riesce a trovare la propria pace interiore. I pescatori occupano ogni metro del Galata Bridge, pronti a vendere il "pescato" al mercato adiacente, dove per poche lire e con un bbq sempre acceso, il pesce è da considerarsi a km zero a tutti gli effetti. Per i Turchi il tempo non costituisce la quarta dimensione; il tempo è una costante, o per lo meno scorre lento, come lo dimostra il "nostalgic tram" che parte da Piazza Taksim e si allunga per un paio di km appena; non per il servizio in se ma per ciò che rappresenta, questo tram sembra appartenere ad un passato che è ancora percepibile, come lo è semplicemente osservando le mura della vecchia Costantinopoli, Hagia Sophia, la Moschea blu e ogni singolo centimetro dell'intera città, dove si è fatta la storia e dove si sono avvicendati imperi e razze. E i Turchi lo sanno, sono consapevoli di tutto ciò e vivono il loro tempo in modo naturale, semplice, sapendo che di fronte alla storia ultramillenaria di questa eterna città, il nostro passaggio non è altro che un semplice battito di ciglia.