The strength of religion above any terrestrial matter, sri lanka, also called the tear of the subcontinent for its tear dropped shape, it’s a land that carries a million years heritage where it is still possible to experience the rituals and traditions of the past. It’s a poor and tough land, flooded by tropical rains that turn its small streets into real rivers; country side where the population lives off the crops and electricity as well as hot water are a true luxury. It’s in these conditions that faith represents the only safety anchor for these people, believing in life after the end of this terrestrial journey, better or worse will be up to fate to establish. During the week-end millions of pilgrims dressing in white, the color of purity, gather around the ancient temples in Anuradhapure, all united in prayer in front of the numerous Buddha’s statues, whose expression seems to welcome you. I can’t help but admiring this sea of pilgrims and Buddhist monks who search their inner Karma in a state of deepest meditation. Rain is my companion throughout the journey and my performance to shoot quality photographs is put to the test. Along the street I find warning sings informing me of the possibility of elephants crossing the streets close to Minnereya Park. An explosion of green dominates the sight, notwithstanding the gray sky, the beauty of the park is charming, with elephants busy to stroll around in search of leaves to eat.

The journey on the road means adventure, the joy of leaving every day and stopping just a few hours to rest, before hitting the road towards new horizons.

Every day a different destination, after a night spent in some sketchy guesthouse with frogs casually showing up in my bathroom’s shower.. but the journey on the road means adventure, the joy of leaving every day and stopping just a few hours to rest, before hitting the road towards new horizons. So I crossed Sigirya, Dambulla, Kandy, and all the places rich in history and emotional impact. Eating what you can find along the road, food stalls with fresh mangos and orange colored coconuts, this was the scenery unfolding in front of my eyes along with the kindness of the local population who wouldn’t mind posing for a photo upon request. In these places communicating to people is normally and spontaneously enjoyable, starting off speaking few words of English to abandon this inefficient means of communication and adopting a more primitive form of conveying ideas via gestures to the point that thinking shrinks to the essential. I head south, after passing by newara eliya, I perceive a certain English touch, leftovers of years of colonization and the numerous tea factories that populate the way along the mountains, before getting blown away by the warmth of the tropical beach of Tangulla and Mirissa. True heavens with display of tall palm trees sticking out directly from the sea while the surf boards were flying on the waves among the colors of the sunset. The Tzunami in 2004 left its signs which you can still see. At that time the ocean hit the shore with waves taller than 15 meters which swallowed small villages close to the beach. The sun vanished behind the clouds and i enjoy a Lion lager beer before getting back on the road; with a headhache and a pain in my soul that melt together in my thoughts, overcome only by the happiness due to this beautiful land in all its essence and deepness. The joy of experiencing sensations and unleashing curiosity, all forms of learning which causes addiction, expression of new mental universes in line with the art of vagabonding, zen travelers, with backpack on and the hitchhikers’ thumb up. The road forms a straight line leading me to the next adventure and new worlds to explore.


La mente come centro dell’universo, la pace interiore come energia per affrontare ogni giorno. Potrebbero sembrare semplici parole, un credo talvolta  difficile da comprendere ma per questo straordinariamente profondo e ricco di significato. 
La forza della fede al di sopra di ogni potere terreno,  lo Sri Lanka, soprannominata la lacrima del subcontinente, è una terra che si porta dietro la sua storia millenaria dove ancora oggi è possibile viverne i rituali e le tradizioni di un tempo assai lontano. È una terra povera e dura, sommersa da piogge tropicali che riducono le piccole strade a veri e propri torrenti; zone rurali dove la popolazione campa con il raccolto della propria terra e l’elettricità e l’acqua calda risultano non pervenuti. E proprio in queste circostanze, la fede rappresenta l’unico appiglio per questa gente, credere in una nuova vita dopo il termine di questo viaggio terreno,  migliore o peggiore sarà il fato a decidere.  Cosi, nel week end, migliaia di pellegrini tutti vestiti di bianco, il colore della purezza, si riuniscono intorno agli antichi templi di Anuradhapura, uniti in preghiera al cospetto delle numerose statue di Buddha, la cui espressione sembra indicare che sei il benvenuto e non posso fare altro che ammirare questa marea di pellegrini e monaci buddisti immersi nella meditazione più profonda alla ricerca del loro Karma interiore. 
La pioggia accompagna il mio viaggio e la tenuta della fotografia viene messa a dura prova. Lungo la strada si intravedono dei segnali di pericolo, dovuto a possibili attraversamenti di elefanti in prossimità del Minnereya Park. Un esplosione di verde invade la vista, e nonostante il grigio del cielo, lo spettacolo del parco è affascinante, con gli elefanti impegnati a girovagare in  cerca di qualche foglia da mangiare. 

Il viaggio on the road è avventura,  il gusto di ripartire ogni giorno e fermarsi giusto poche ore per riposare, prima di rimettersi in cammino verso nuovi orizzonti

Ogni giorno una nuova tappa dopo una notte passata in qualche guesthouse al limite dell’accettazione, talvolta con qualche rana che fuoriusciva dalla doccia… ma il viaggio on the road è avventura,  il gusto di ripartire ogni giorno e fermarsi giusto poche ore per riposare, prima di rimettersi in cammino verso nuovi orizzonti. Cosi, si passa per Sigirya, Dambulla, Kandy, tutti luoghi dal ricco valore storico e dal forte impatto emotivo. 
Il mangiare alla buona, il tradizionale rice and curry da gustare tra le baracche sparse lungo il cammino, ricche di mango appena raccolto e cocco dal colore arancione, era lo scenario che si presentava costantemente di fronte ai miei occhi, insieme alla cordialità dei locali pronti a mettersi in posa per una foto.E in posti cosi il piacere di comunicare con le persone sorge piu che spontaneo, scambiare poche parole in inglese e continuare a comunicare a gesti, al fine di scoprire pensieri differenti e stili di vita lontani,  ridotti all’essenziale. 
Mi dirigo verso sud,  e dopo aver superato Newara Eliya, si percepisce un certo tocco inglese, dovuto agli anni della colonizzazione e alle numerose Tea Factory che ricoprono tutto il passaggio montuoso, prima di abbandonarmi definitivamente al caldo delle spiagge tropicali di Tangulla e Mirissa. Veri e propri paradisi con lunghe palme che sembrano fuoriuscire direttamente dal mare, mentre tavole da surf schizzano veloci sulla cresta dell’onda tra i colori del tramonto.  
I segni dello Tzunami del 2004 sono ancora tangibili,  quando l’oceano piombò con tutta la sua forza con onde alte 15 metri che inabissarono tutti i piccoli villaggi a ridosso della spiaggia. 
Il sole si allontana oltre le nuvole e mi gusto un’ultima pinta di Lion lager prima di rimettermi in viaggio sulla strada del ritorno; mal di testa e mal d’anima si uniscono nei miei pensieri ma prevale il piacere di aver vissuto questa terra nella sua essenza e profondità, di aver provato nuove sensazioni e scatenato molte curiosità; tutte forme di un sapere che crea dipendenza, espressione di nuove visioni mentali che si riallineano all’arte del vagabonding; viaggiatori zen, con zaino in spalla e pollice alto, con la strada a fare da linea diretta verso la prossima avventura, in cerca di nuovi mondi da esplorare.