Tired of London, Tired of life..and there might be no more of a true statement than that. A statement made a century ago and that has only become more and more valid with time. It's hard to describe London in the 2000s, on one side still attached to its revolutionary punk style of the 70s, when the Clash became popular with their London Calling and Pink Floyd's psychedelic rock  was still acquiring audience in small bars until it turned into the anthem of entire generations; yet on the other side the out of the box thinking and that mind set that is projected towards the future, which makes you feel at the center of the universe and the leader of universal change.  London is the perfect lover and, as such, is not for everyone. It engages you since the very beginning and with the time you understand that there is nothing you can do other than being accommodating and give the best you can to prevale, to enjoy its hidden pleasures. Because, notwithstanding the fast and frenetic  rhythm of life, every day you get the feeling that change and your own fate is really only up to you. You learn immediately to think fast, to figure out metro schedule, to be on time, not to discriminate among races, ethnic groups, religions; people from all over the world sharing the ability to adapt and fit in, being part of those people makes you proud.  Each neighborhood has its own flair, its own soul ready to blow you away; from Camden Town to Finsbury Park, from Shoreditch to Dulson, passing through King's cross, crossroad of lives and paths that will never meet. The pint of beer in Hackney transcends the simple alcoholic ritual, it stimulates ideas and new ways of looking at reality, far horizons disclosed by Bukowski's beloved art of drinking. Music runs into your veins and accompanies each step, the simple acoustic riff played in the tube enables you to dream and let those musical notes take over while being swallowed by the sea of people around you at peak time after work. But you don't care, you feel so alive and your own future lies in your hands.  I pick up the last fragments of life in this room in Manor House, on the notes of the Underwold's "Born slippy" as the soundtrack of this finale, trainspotting style, ready to go, ready to fully immerge into a new world, ready for the next adventure chasing a new sun..


Tired of London, Tired of Life… e forse non esiste nulla di più vero.  Un pensiero emerso qualche secolo fa e che con il passare del tempo non ha fatto altro che consolidarsi. Difficile descrivere la vita nella Londra del duemila, ancorata da un lato al suo stile rivoluzionario e punk degli anni 70, quando i clash spopolavano con il loro London Calling e il rock psichedelico dei Pink Floyd si faceva largo tra le taverne fino a caratterizzare diverse generazioni; e dall’altro, la visione out of the box e il passo orientato verso il futuro,  che ti fa sentire al centro del mondo e protagonista del cambiamento universale. 
Londra è l’amante perfetta e come tale non è per tutti. Ti rapisce fin dall’inizio e con il passare degli anni capisci che non puoi fare altro che assecondarla, dare il meglio di te ogni giorno per prevalere e godere dei suoi piaceri più nascosti. Già, perché nonostante la vita scorra velocemente e a ritmi frenetici, ogni giorno hai la percezione reale che il cambiamento e il tuo destino dipende solo ed esclusivamente da te stesso. Impari subito a pensare in fretta, a calcolare i tempi della metro, a rispettare gli orari, a non fare distinzione di razze, etnie, religioni; Gente da tutto il mondo, accomunati da un elevato livello di integrazione in cui, nel tuo piccolo, ti senti orgoglioso di farne parte. Ogni zona ha una vita a se, una propria anima pronta a rapirti e a trasportarti lontano dal tempo; da Camden Town a Finsbury Park, da Shoreditch a Dulston, passando per King’s cross, crocevia di destini e di vite che mai si incontreranno. La pinta ad Hackney che va al di la del semplice rituale alcolico, che accompagna filosofie e stimola nuovi modi di vedere,  orizzonti lontani legati alla tanto amata arte del bere di Bukowski. La musica ti scorre dentro e accompagna ogni tuo passo, e il semplice riff acustico suonato nella tube ti permette di sognare e perderti in quelle note, mentre tutto intorno lo scorrere della gente ti rapisce nella sua profondità nell’ora di punta del dopo lavoro. Ma a te non interessa, ti senti vivo e hai in mano le redini del tuo destino. 
Raccolgo gli ultimi frammenti di vita in questa stanza a Manor House, con Underworld di Born slippy come colonna sonora su questo finale londinese in stile Trainspotting, pronto a ripartire, pronto a immergermi in un nuovo mondo, pronto, per la prossima avventura inseguendo un nuovo sole…