The sound of the ocean enlightens my senses in a night of late September, a deep blue sky, covered in stars is the frame of a scenery from the ancient times, while the wind surrounds us, slowly, close to our camping tents with a view. Yet another get away from the city to find shelter in the most simple nature and enjoy  the moment and the inner peace that only nature can generate. After a bunch of kilometers and out of Dubai you get the feeling of what the journey to Oman will have in store for you, a trip on the road amongst wild nature and folklore in one of the most welcoming arab country. After completing all visa issuing paperwork at the border and after getting lost in roads that are not even found on a map , the street runs free leading to the capital, Muscat, which is one of the most ancient and historical cities in the entire middle east, as the ruins of fortresses in the old village of Muttrah would suggest. Our aim was simple: moving in entire freedom during the day and find the perfect spot to camp for the night and we couldn’t have found a better location: the ocean, the desert and mountain. Three different faces of this land in three different nights in a country that is so scenic and full of surprises.  In this free wandering on the road, the al Wadi Shab destination has been sensational, a true oasis reach in super tall palm trees and bodies of water painted in turquoise whose flow vanishes amongst the rocks lightened up by the sun. The time is passing slowly, as to observe the phases of a life that fades away along the water duct that ends up in a large cave, accessible only by swimming, a place where you can reach a state of mental “heldorado”, indulging in the view of an inner waterfall, isolated from the rest of the world. Psychedelic visions and introspective reflections that allow you to override the rigid logics of  effect-to-cause thinking. Leaving that mind frame and that cave of isolation has been a rebirth, coming back to the present through the stretchy path among the rocks while holding breath.

                                 


So the journey continues heading toward the east where the sand of Ras al Hadda hosts us during the first night, offering a joyful awakening at the break of dawn after a windy night that made our tents shake and tremble.  Swimming in the warm water of the ocean under the light of the dawn as a way to make up for a sleepless night and off to the next destination: the desert. And it’s here that cultures that are geographically far blend in together. We meet Rashid, one of the kindest and most welcoming people I have ever met. After asking him directions he offers to guide us through the desert on his 4 wheels on a safari amongst the dunes of the famous wahiba sands. The colors of the sunset behind the sandy mountains and the tales of a person that belongs to that place enriches us culturally crashing the walls of discrimination of modern society, it makes us witnesses of the boundless embrace amongst races. Rashid advises us on a good place where to camp and underneath yet another sky full of stars we stay and chat till late, reading in his eyes the joy to meet some strangers on his path during Eid day, the second most important Muslim celebration after the Ramadan. In our eyes was the joy to have encountered such wonderful persons on our way.  The night flies away in tranquility and in the morning we find some steps on the sand: a curious camel came to visit in the darkness of the night. After thanking and bidding farewell to Rashid we left the desert and headed westwards, towards the rocky mountains of Jabal Shams. The black line of the street unwinds through the stretches of the desert  and Bedouin’s villages, whose camels cross the streets with ease and recklessness. Before sunset we decide to place our camping tents only 10 meters away from the canyon, the center of the world’s  enticement to humans. The moon is now completely lightening the scenery as the sun during the day,  while dancing and traditional music of other people camping can be perceived from far.  Only when it gets really late and everyone decided to go to sleep I remain alone, enjoying the deafening silence surrounding me in the chilly night of late September, accompanied by my reflex camera to capture the last moments of this absolute inner karma. Few hours of sleep, the stunning dawn behind the mountains and a trip back home is awaiting us, to bring us back to normal life. Oman camping trip has been a chance for introspective reflection, a journey back to origins, where the perception of daily acts, that we take for granted, changes radically, and helps us to appreciate more what we have and every day teaches us to avoid waste of natural resources that in other parts of the world do make the difference. I return to the modern world refreshed and ready for the next escape from time.


Il suono dell’Oceano allieta I sensi nella notte di fine settembre e il cielo, dal blu intenso, e’ ricoperto da una valanga di stelle che fa da cornice a questo scenario d’altri tempi, mentre il vento ci avvolge, lento, accanto alle nostre tende con vista.  L’ennesima  fuga dalla citta’ per rifugiarsi nella natura piu semplice e godere dei suoi momenti e della pace interiore che solo essa e’ in grado di generare. E gia dopo una manciata di km subito fuori Dubai si avverte la sensazione di quello che il viaggio in Oman  potra’ riservare, un road trip tra natura selvaggia e cultura popolare in uno dei paesi musulmani piu accoglienti. Sbrigate le pratiche di visto al confine, dopo esserci persi in strade non rilevate su nessuna mappa, la strada scivola libera verso la capitale, Muscat, una delle citta’ piu antiche e piene di storie di tutto il medio oriente, come testimoniano l enorme presenza di fortini diroccati in ogni angolo nel piccolo borgo di Muttrah. L’obiettivo era molto semplice: muoversi in assoluta liberta’ di giorno e trovare uno spot ideale dove accamparsi per la notte e non potevamo prevedere location migliori: Oceano, Deserto, Montagna. Tre diverse facce di questa terra in tre diverse notti in un paese suggestivo e ricco di sorprese. In questo libero fluttuare on the road, la tappa al Wadi Shab e’ stato qualcosa di sensazionale, una vera e propria oasi ricca di palme altissime e specchi d’acqua dal colore turchese, il cui flusso si perdeva tra le alte rocce illuminate dalla luce del sole. Un lento scorrere nel tempo, come ad osservare le fasi di una vita che si disperde lungo il canale e termina in una grande cava, accessibile solo a nuoto, dove si raggiunge l’heldorado mentale, abbandonasi di fronte al fascino di una cascata interna, isolata dal resto del mondo. Visioni psichedeliche e riflessioni interiori in grado di annullare ogni tipo di relazione causa-effetto alla base di ogni ragionamento. Uscire da quello status e quindi da quella grotta di isolamento e’ stato come rinascere, ritornare nel presente attraverso uno stretto passaggio tra le rocce mentre si tratteneva il fiato.  

Un lento scorrere nel tempo, come ad osservare le fasi di una vita che si disperde lungo il canale e termina in una grande cava, accessibile solo a nuoto, dove si raggiunge l’heldorado mentale, abbandonasi di fronte al fascino di una cascata interna, isolata dal resto del mondo.

Cosi il viaggio e’ proseguito verso Est, dove la spiaggia di Ras al Hadda ci ha ospitato per la prima notte, offrendoci un lieto risveglio all’alba dopo una notte ventosa che sventolava le pareti della tenda. Un bagno nelle acque tiepide dell’oceano alla luce dell’alba come riparatore della notte insonne e via verso la seconda tappa: il deserto. Ed e’ qui che culture geograficamente lontane, incontrano il loro equilibrio. Incontriamo Rashid, una delle persone piu gentili e accoglienti che abbia mai conosciuto, al quale dopo aver chiesto delle semplici indicazioni, si offre come guida per il deserto e ci invita sul suo 4x4 per un safari  tra le dune del famoso wahiba sands. I colori del tramonto oltre le montagne sabbiose e I racconti di chi e’ appartiene a quell’angolo di mondo ci arricchisce culturalmente abbattendo tutti I muri di discriminazione odierni, rendedoci testimoni di questo abbraccio di razze senza barriere. Rashid ci consiglia il luogo dove accamparci nel deserto e sotto un’altro cielo stellato rimaniamo a chiacchierare fino a tardi, leggendo nei suoi occhi la felicita’ di aver incontrato degli stranieri sul suo cammino nel giorno dell’Eid, la seconda festa musulmana piu importante dopo la fine del Ramadan,e nei nostri la gioia di scoprire persone cosi meravigliose. La notte vola tranquilla e il mattino seguente troviamo tracce impresse nella sabbia immobile: un cammello curioso e’ venuto a farci visita durante le ore piu buie. Abbandonato il deserto e dopo aver salutato e ringraziato Rashid, la mappa ci porta verso ovest, in direzione delle montagne rocciose di jabal shams. Il nastro nero stradale si inerpica tra distese deserte e villaggi di beduini, I cui cammelli ci attraversano la strada in tutta tranquillita’. Prima del tramonto giungiamo all’utlima tappa di questo viaggio, il grand canyon dell’Oman, dove decidiamo di piantare le nostre tende a soli 10 metri dal richiamo del centro della terra. La luna, ormai piena, illumina a giorno il paesaggio, mentre si sentono in lontananza balli e musiche tradizionali di chi ha trovato rifugio qualche metro piu’ in la. Solo quando ormai e’ veramente tardi e tutti hanno deciso di ritirarsi, rimango da solo a godermi il silenzio assordante che mi avvolge  nella fresca notte di fine settembre, in compagnia della mia reflex per immortalare questi attimi di assoluto karma interiore. Poche ore di sonno, lo spettacolo dell’alba dietro le montagne e un viaggio di ritorno che ci aspetta, per il ritorno alla civilta’. L’Oman in tenda e’ stata una tappa riflessiva, un viaggio alle origini, dove la percezione di gesti quotidiani, talvolta scontati, cambia radicalmente, e ci aiuta ad apprezzare maggiormente cio’ di cui disponiamo ogni giorno e ci invita ad evitare sprechi di risorse che in altre parti del mondo possono fare la differenza. Ritorno nel mondo moderno rigenerato e pronto per la prossima fuga nel tempo.