Sud Marocco

Sud Marocco, border soul

verso sud

Tra le tante storie di confine e di divisione tra i popoli, la spedizione nel sud Marocco è stata l’occasione per osservare da vicino le diverse etnie che vivono lungo i confini del paese. Un viaggio iniziato nei piccoli centri di Mirleft e Sidi Ifni, lungo la costa Atlantica, caratterizzati dal tipico colore biancoazzurro delle piccole abitazioni e dal lento scorrere della quotidianità tra le diverse stradine del centro, tra il richiamo alla preghiera dei fedeli musulmani e il mercato del pesce in continuo affollamento.

La porta di accesso verso il sud Marocco, verso il confine con il Sahara occidentale, teatro di scontri con il popolo Saharawi per la rivendicazione del territorio, la cui ferita è sempre aperta e non tende ad alleviarsi.

IL POPOLO SAHARAWI

Un popolo, quello Saharawi, che discende dall’incontro e dalla fusione di gruppi nomadi berberi (tribù Sanhaya e tribù Zenata) con genti arabo-yemenite (i Maquil), che conta ormai un milione di persone sparse in diversi territori.

Da sempre, il Sahara Occidentale rappresenta una terra strategica per l’economia marocchina, poichè ricca di risorse primarie come petrolio, fosfati, e un oceano generoso, e che insieme concorrono a costituire una buona parte del PIL del pease. L’intreccio di interessi economici, geografici e politico-internazionali ha spinto nel tempo il popolo Saharawi ai margini del proprio territorio, costretto all’esilio verso l’Algeria e la Mauritania, mentre solo una piccola minoranza risiede nei territori a sud di Tarfaya.

A difesa dei propri territori, in seguito alla nascita del movimento eversivo del Fronte di Polisario, il governo centrale Marocchino fece costruire un Berm, un muro di confine, secondo per lunghezza, solo alla muraglia cinese.

Il Berm si snoda lungo tutto il confine con il Sahara Occidentale per circa 2000 chilometri, una struttura fatta di calce e mattoni, con milioni di mine antiuomo sparse ovunque.

Oltrepassare questi territori è estremamente pericoloso e ad oggi, circa il 70% del Sahara Occidentale cade sotto l’egemonia dell’occupazione militare Marocchina. Dall’altro lato del Berm, i saharawi vivono in case di mattone o tende nel bel mezzo del deserto, e sopportano gli sbalzi climatici delle temperature gelide d’inverno ed eccessivamente calde d’estate. Dopo 35 anni i Saharawi sono ancora confinati nel Sahara, e aspettano sotto migliaia di tende che gli venga restituita la propria terra.

Tarfaya Marocco
La strada verso Tarfaya

dal sud marocco al cuore del sahara

Risalendo il confine lungo l’Algeria, percorrendo la N12 in direzione Nord, si passa attraverso i centri di Tata e Zagora, prima di immergersi nuovamente tra le altissime dune del deserto del Sahara, nella zona di Erg Chegaga.

Si tratta di una delle zone più remote del Marocco, accessibile dal villaggio di M’Hamid, distante solo 15km dal confine con l’Algeria.

Sono necessarie ca. 3 ore di auto da Zagora per essere completamente assorbiti dal colore giallo oro delle dune alte fino a 300m, intervallato dal verde smeraldo delle oasi naturali e dalla presenza di pozzi d’acqua, indispensabili per la sopravvivenza in quest’area. Ed è qui che si incontrano i Tuareg, gli ultimi uomini liberi del deserto.

Erg Chegaga deserto
Le dune di Erg Chegaga al tramonto

GLI UOMINI LIBERI DEL DESERTO: I TUAREG

Di discendenza berbera, i tuareg, sono anche noti col nome di “popolo blu”, per via del classico colore del loro Tagelmust (Turbante), un indumento di cotone molto adatto al clima della regione poiché da una parte ripara la testa dal sole e dall’altra impedisce di respirare sabbia portata dal vento.

A differenza dei Saharawi, i Tuareg sono un popolo nomade, stanziato lungo il deserto del Sahara. La loro sopravvivenza è messa a dura prova dall’inospitalità delle condizioni climatiche del territorio, dove si sostentano principalmente con l’attività pastorizia e vivono in rifugi provvisori fatti di tende e bivacchi. Lo sfruttamento dei dromedari permette loro scorte significative di latte e carne, oltre ad essere utilizzati per gli spostamenti.

Oggi, nei territori del Sud Marocco vivono soltanto alcune centinaia di Tuareg, spostatisi, in seguito ad una forte migrazione nel tempo, nei territori del Mali, dell’Algeria e del Niger.

I pochi che si incontrano lungo il confine, si dimostrano tuttavia molto ospitali e pronti a condividere un té con i viaggiatori che si avventurano in questi territori.

Pur avendo abbracciato l’Islam come fede religiosa, la loro interpretazione è meno radicale rispetto a quella araba tradizionale. La donna infatti, non è tenuta necessariamente a coprire il viso, ed è in prima linea nelle decisioni da prendere che riguardano il bene della famiglia o di una tribù.

E dai loro racconti emerge un profondo senso di libertà che riecheggia dal corso dei secoli; uno stile di vita nomade tra le antiche piste abbandonate dalle carovane del deserto, nell’essenza più pura della natura selvaggia, nella completa assenza di percezione dello scorrere dei giorni.

Tra i territori del Sahara, nel silenzio irreale di questo mondo sperduto, i Tuareg si muovono come anime solitarie sulle tracce ancora intatte dei loro predecessori, vivendo nell’orgogliosa miseria del tempo, in un mondo antico perso nella storia.

nomadi deserto marocco
Carovana di Dromedari alle porte del Sahara

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